FOCUS ON | ANSFISA: RELAZIONE ANNUALE 2025: CRESCITA OPERATIVA E INNOVAZIONE - FOCUS ON | ANSFISA: RELAZIONE ANNUALE 2025: CRESCITA OPERATIVA E INNOVAZIONE
Il 2025 segna per ANSFISA un passaggio di maturità: non solo l’incremento delle attività di vigilanza, ma soprattutto il consolidamento di un impianto di lavoro che mette insieme regolazione tecnica, supervisione sul campo, omogeneità di approccio e capacità di lettura del rischio. La Relazione Annuale consegnata ai vertici politici e amministrativi il 31 gennaio, come previsto dalla legge, restituisce infatti l’immagine di una missione che, in un perimetro infrastrutturale vastissimo e complesso, rafforza la “vigilanza orientata al rischio” (risk-based) e la “conoscenza operativa” delle reti. Al tempo stesso, si lavora per rendere i controlli più efficaci, tracciabili e comparabili.
In questo quadro, un elemento particolarmente significativo nel segnare un cambio di paradigma è che la sicurezza viene definita non più come semplice adempimento formale, bensì come funzione dinamica e proattiva. È questa la logica che guida sia l’incremento delle ispezioni e degli audit, sia l’evoluzione degli strumenti, dall’aggiornamento delle Istruzioni Operative per le Linee Guida sui Ponti Esistenti, alla progressiva digitalizzazione dei processi autorizzativi e di controllo, incluso lo sviluppo del portale per le Autorizzazioni di Immissione in Commercio (AMOC) e l’integrazione dei dati con il sistema ReNDiS per il dissesto idrogeologico. E proprio a proposito di quest’ultimo, sinergie trasversali e competenze diffuse nelle tre direzioni, nonché un’attiva partnership con RemTech Expo, hanno portato, a fine 2025, alla pubblicazione di un Libro Bianco avente gli obiettivi di:
- Comprendere l’attuale sistema di governance del dissesto
- Analizzare punti di forza e debolezza del sistema
- Studiare come i proprietari e gestori delle infrastrutture operano per gestire il rischio idrogeologico
- Far emergere buone pratiche da mettere a fattor comune
La pubblicazione conoscerà, nel 2026, ampia e capillare diffusione nei territori attraverso momenti pubblici calendarizzati in tutto il territorio nazionale.
Infine, continuità e concentrazione hanno caratterizzato l’impegno per la diffusione della cultura della sicurezza come leva di prevenzione. Ne sono una testimonianza evidente i tanti eventi e incontri istituzionali e operativi con cui ANSFISA ha riunito esperti, tecnici, operatori per alimentare un dialogo aperto e un confronto permanente sulle tematiche strategiche.
Reti, opere e responsabilità: consapevolezza e condivisione perché ciascuno contribuisca alla crescita degli standard di sicurezza
L’azione dell’Agenzia si colloca su tre macro-ambiti che richiedono competenze e metodologie differenti, ma la stessa ambizione di fondo di presidiare la sicurezza con strumenti uniformi e moderni.
Sul versante ferroviario, il perimetro comprende l’intera rete nazionale e regionale (circa 17.460 km) e le reti funzionalmente isolate (circa 1.045 km), ovvero oltre 18.500 km in tutto, con oltre 5.000 passaggi a livello e 20.000 ponti, viadotti, gallerie e opere d’arte, dove circolano circa 9.000 treni al giorno e con una pluralità di gestori e operatori da supervisionare in modo strutturato.
Sul versante stradale e autostradale, la dimensione diventa sistemica: la rete nazionale è indicata in circa 840 mila km, con una frammentazione gestionale marcata. Prevalgono i Comuni con l’80% della rete in gestione. Si evidenziano, inoltre, differenze significative sia in termini risorse economiche e professionali disponibili, sia in termini di assetti organizzativi e di conoscenza tra la rete principale, quindi quella per esempio delle autostrade o quella gestita da ANAS e la rete secondaria, oltre il 96% della viabilità nazionale. Questa situazione molto disallineata rende ancora più importante un approccio basato su criteri di rischio e su standard di riferimento condivisi.
I sistemi di trasporto a impianti fissi quali metropolitane, tram, funivie, scale mobili, ascensori pubblici e altre infrastrutture eterogenee, pari a circa 8.100 elementi, sono infine un paniere di infrastrutture molto particolari che richiedono un presidio che unisca conoscenza approfondita e specialistica, regolazione tecnica, autorizzazioni e vigilanza, garantendo continuità operativa sul territorio e standard omogenei, nonostante la diversità dei sistemi.
Ferrovie: sicurezza come “sistema”, tra vigilanza, interoperabilità e fattore umano
Nel settore ferroviario si ribadisce la funzione di Autorità nazionale per la sicurezza, in raccordo con Agenzia dell’Unione europea per le ferrovie (ERA), con una partecipazione attiva ai relativi gruppi di lavoro, oltre che con i contesti di cooperazione europea. Ma il passaggio più significativo non è solo istituzionale, bensì metodologico con la supervisione che si orienta sempre più al rischio, integrando controlli documentali, audit da remoto e verifiche sul campo, con un’attenzione puntuale ai processi di manutenzione e ai punti sensibili della rete: opere d’arte, passaggi a livello, rischi legati al dissesto idrogeologico.
Spicca inoltre la focalizzazione su segmenti “ad alta sensibilità”, come il trasporto di merci pericolose dove, dove sono stati auditati 2 scali del gestore RFI S.p.A. adibiti alla terminalizzazione del trasporto di merci pericolose e 15 sono state le ispezioni a imprese ferroviarie che effettuano trasporto di merci pericolose.
A livello di supervisione e controllo si contano complessivamente:
- 80 interventi tra audit (con l’obiettivo di verificare l’attuazione e dell’efficacia del Sistema di Gestione della Sicurezza o quella dei processi operativi) e follow-up (verifica di attuazione e di efficacia delle azioni intraprese a seguito di audit)
- 130 ispezioni sul campo (verifiche a campione su elementi dei sottosistemi ferroviari e sull’operatività del personale impiegato in attività di sicurezza).
Numerose le attività ispettive specifiche per:
- Motivi contingenti, come le segnalazioni o gli incidenti/inconvenienti
- Monitoraggio dei Piani di Adeguamento infrastrutturale e tecnologico
- La verifica congiunta (con la Direzione Strade) sullo stato e sul funzionamento delle apparecchiature dei passaggi a livello, la loro manutenzione e quella della sede stradale, e sull’efficacia delle azioni correttive dichiarate dei Gestori.
In particolare, l’attività di monitoraggio ispettivo su 41 imprese ferroviarie ha significato:
- 33 imprese operanti su reti interconnesse ispezionate con:
- 946 treni ispezionati
- 8676 elementi verificati (veicoli e operatività del personale con mansioni di sicurezza)
- 6 imprese ferroviarie ed esercenti operanti su reti isolate ispezionate con:
- 39 treni ispezionati
- 233 elementi verificati (veicoli e operatività del personale con mansioni di sicurezza).
Mentre, per quanto riguarda i gestori dell’infrastruttura, sono state effettuate:
- 18 attività su 7 operatori con approfondimenti su:
- 19 ponti;
- 5 visite linea per un totale di circa 2.000 km di linea;
- 2 attività su scali terminali di merci pericolose;
- 1 attività su struttura interna di formazione.
Strategiche anche le verifiche sulla formazione del personale, sulla gestione delle informazioni di sicurezza e sulle condizioni manutentive di veicoli e terminali, attraverso l’attivazione di azioni correttive quando emergono criticità. In parallelo, viene richiamato anche un programma di controlli sul materiale rotabile impiegato nei servizi passeggeri di media e lunga percorrenza, svolto in coordinamento con il Ministero, con esiti complessivamente positivi e limitate irregolarità riscontrate.
Sul fronte autorizzativo, l’attività viene letta come abilitante rispetto agli investimenti: 3 sono stati nel 2025 i certificati di sicurezza unici rilasciati da ANSFISA, 14 i pareri all’ERA per il rilascio di Certificati di Sicurezza Unici con area di esercizio Italia e 17 i pareri per l’accesso alle stazioni di confine. 4 inoltre i Certificati di idoneità all’esercizio rilasciati ad aziende che operano su reti funzionalmente isolate. Per quanto riguarda le autorizzazioni di sicurezza, nel 2025 è stato rilasciato 1 aggiornamento di una autorizzazione in essere. Sul versante della messa in servizio di sottosistemi e veicoli, interventi strategici per l’alta velocità e per i programmi di interoperabilità, con un riferimento esplicito al Piano Nazionale ERTMS, ben 88 gli atti autorizzativi per sottosistemi strutturali infrastruttura, energia e controllo-comando e segnalamento a terra, un passaggio non secondario, perché in questo contesto la sicurezza non è un “vincolo”, ma una condizione per accompagnare trasformazioni tecnologiche e ammodernamento della rete. Lato veicoli, 232 sono stati i provvedimenti autorizzativi che hanno significato l’immissione sul mercato di 373 veicoli. Nell’ambito del rilascio di Licenze di condotta treni, per cui ANSFISA è autorità preposta, sono state rilasciate 3.485 licenze tra: nuove licenze, rinnovi, modifiche e duplicati. Inoltre, sempre nel 2025, 1 nuovo centro di formazione è stato autorizzato e 221 istruttori ed esaminatori sono stati riconosciuti.
Al di là dei dati, c’è infine una dimensione culturale che attraversa l’intero impianto con spazio a just culture, fattore umano e maturità organizzativa dei sistemi di gestione della sicurezza. Ne deriva un messaggio chiaro secondo il quale la sicurezza non è solo tecnologia o procedura, ma comportamento, organizzazione, apprendimento. In questa cornice rientra anche il lavoro sulle competenze certificate, con attenzione alle commissioni d’esame e ai percorsi di qualificazione per macchinisti e personale di bordo, a conferma che la sicurezza passa anche dalla professionalità verificata degli operatori.
Strade, autostrade e gallerie: la “vigilanza del rischio diffuso” e la sfida dell’omogeneità
Se il comparto ferroviario lavora su un ecosistema regolato e già fortemente standardizzato a livello europeo, il settore stradale e autostradale pone una sfida diversa: estensione enorme, pluralità di gestori, variabilità delle capacità operative, impatti crescenti degli eventi meteo estremi. In questo contesto si rafforza un programma di vigilanza nettamente orientato al rischio, con attenzione prioritaria alla rete secondaria. Fondamentale è l’integrazione delle analisi del Libro Bianco sul dissesto idrogeologico nei criteri di pianificazione delle ispezioni e di sorveglianza delle opere d’arte, così da rendere più mirate le priorità di controllo.
I numeri restituiscono la misura dell’intensificazione: ispezioni su oltre 3.500 km di rete e circa 600 opere d’arte, insieme al rafforzamento degli audit sui Sistemi di Gestione della Sicurezza dei principali gestori e a verifiche attivate anche in risposta a segnalazioni dell’utenza. Le risultanze mettono in evidenza criticità ricorrenti tra le quali, in particolare, carenze manutentive e difformità nelle capacità operative, che hanno portato a raccomandazioni tecniche e, dove necessario, a misure urgenti di mitigazione in sinergia con i territori, anche tramite le Prefetture.
Un approfondimento specifico riguarda le gallerie della rete transeuropea (TEN-T). Nel 2025 sono stati effettuati 50 sopralluoghi ispettivi a supporto dell’azione della Commissione permanente, con un incremento dei provvedimenti di messa in servizio e conformità rispetto all’anno precedente. È un passaggio che chiarisce bene la logica del presidio, non solo “controllare” ma rendere misurabile lo stato di avanzamento verso standard europei e livelli di sicurezza attesi.
Accanto all’operatività, si consolida anche la dimensione regolatoria, considerata essenziale per superare disomogeneità storiche. In questa direzione si collocano sia la proposta di regolamento per la certificazione delle competenze degli ispettori di ponti e gallerie sia il completamento della classificazione della rete ai fini dell’attuazione del D.lgs. 35/2011, con ricadute sulla programmazione ispettiva dell’Agenzia e sulla pianificazione ministeriale.
Impianti fissi: consolidamento delle competenze e modernizzazione dei processi
Nel campo dei sistemi di trasporto a impianti fissi, il 2025 si configura come un anno di consolidamento dove un patrimonio eterogeneo e capillarmente diffuso richiede continuità autorizzativa e una vigilanza coerente. La Direzione competente lavora lungo tre direttrici che si rafforzano a vicenda: il potenziamento del quadro regolatorio (provvedimenti su autorizzazioni di sicurezza, requisiti degli esercenti, qualificazione e formazione del personale, riconoscimento di organismi e centri di formazione), una maggiore efficienza dei procedimenti autorizzativi e lo sviluppo di un approccio ispettivo sempre più orientato al rischio.
Un passaggio strategico riguarda il coordinamento operativo sul territorio, con l’integrazione con le altre Direzioni e un presidio più omogeneo delle attività. L’attenzione si concentra sugli impianti a maggiore complessità tecnica, sui contesti con elevati flussi di utenza e sulle situazioni segnate da vetustà o da particolare esposizione a fattori ambientali e idrogeologici. In parallelo, viene valorizzata l’attività di qualificazione e abilitazione del personale, attraverso sessioni d’esame e rilascio di idoneità, come condizione indispensabile per garantire standard tecnici uniformi su scala nazionale.
Completa il quadro la spinta alla trasformazione digitale, intesa come strumento di efficienza amministrativa e trasparenza. In questa direzione si punta a rafforzare tracciabilità delle informazioni e capacità di monitoraggio, ponendo basi concrete per una modernizzazione progressiva dell’intero comparto.
A livello ispettivo, nel 2025 si è registrato, rispetto al 2024, un significativo incremento (34%) delle attività di analisi, valutazione e supervisione dello stato di sicurezza degli impianti pari a 6.916 di attività svolte, a conferma di un impegno crescente nel monitoraggio e nel presidio della sicurezza del comparto.
Le “capacità” umane come infrastruttura
Dietro l’aumento dei controlli e la crescente complessità del perimetro di competenze, emerge inoltre come costruire capacità operativa sia parte integrante della sicurezza. Al 31/12/2025 la dotazione organica di ANSFISA registra a 636 unità, con 446 nei ruoli. La crescita del personale tra il 2020 e il 2024 è quantificata in circa il 308% e, nel 2025, risultano avviate procedure concorsuali per la copertura complessiva di 105 unità.
Parallelamente, un grande investimento viene destinato alla formazione che non viene letta come semplice “adempimento” ma come investimento funzionale alle attività tecniche e ispettive: un quadro formativo che combina contenuti trasversali e di management a moduli tecnico-specialistici coerenti con i compiti di vigilanza.
Anche la comunicazione istituzionale entra, a pieno titolo, nella catena della sicurezza con un racconto costante, canali digitali e prodotti editoriali che agiscono come strumenti di divulgazione e partecipazione, ma anche come leva per rendere più comprensibile “come funziona” la vigilanza e rafforzare la consapevolezza collettiva. Il messaggio che ne deriva è chiaro e identifica una prevenzione che si costruisce anche attraverso scambio, leggibilità e dialogo, su una narrazione fondata su dati, evidenze e obiettivi concreti.
La traiettoria 2026: più efficienza, più omogeneità, più resilienza
Nel suo insieme, la Relazione Annuale 2025 consegna un messaggio chiaro che identifica la sicurezza delle infrastrutture come una responsabilità di sistema. Servono controlli capaci di intercettare le criticità prima che diventino emergenze, regole applicate in modo uniforme e una macchina organizzativa in grado di leggere il rischio con tempestività e continuità. Su questa linea si collocano le priorità di miglioramento quali: proseguire nel percorso di digitalizzazione, rendere i modelli ispettivi più efficienti, rafforzare programmazioni basate su criteri moderni e multi-rischio e consolidare un presidio sempre più integrato tra centro e territori. L’obiettivo è rendere strutturale la vigilanza orientata al rischio e sostenere la crescita delle competenze necessarie a governarla.
Resta, in filigrana, una postura che sintetizza l’identità dell’Agenzia nel lavorare affinché il sistema infrastrutturale sia “sicuro e resiliente” e al servizio dei cittadini. Un obiettivo tecnico, ma anche culturale, specie in un contesto in cui “prevenzione” significa governare la complessità prima che si trasformi in emergenza.
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